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Non ti capisco, mi sforzo e non ce la faccio, piangi e dici che non ne puoi fare a meno e io non riesco ad aiutarti e più che una madre mi sento un mostro, per tutte le volte che ti rimprovero pur sapendo che è una questione di “testa”, contro la tua volontà.

Sei solo un bambino, il mio bambino, che affronta la vita in un modo sbagliato ed io non so guidarti fuori da questo tunnel che hai inconsapevolmente imboccato ma che ora consapevolmente continui a percorrere perchè non vedi via d’uscita.

Ti rifugi in una sorta di autolesionismo perchè scappi da qualcosa e non sai definirla ed io che sono madre, la tua, dovrei capire e non ci riesco, mi schianto sul muro dei tuoi “non so perchè lo faccio” e ogni giorno mi sento sempre più il tuo mostro.

E’ contro di me che combatti? Quale è l’arma che ti sta ferendo e che io impugno? Non capisco; sei così piccolo eppure a volte mi sovrasti con la tua tristezza.

Mi dicono che un giorno passerà, che un giorno crescerai e troverai altri modi per “metabolizzare” la vita, che la tua sensibilità è un dono, che devo ignorare quel che fai ma dicono anche che non è un capriccio, che è il tuo modo di gridare.

Quando piangi io muoio un po’, ogni giorno, ogni bacio della buonanotte che cerca di asciugarti le lacrime è una piaga che mi brucia l’anima.

Ma non mi arrendo, una madre non si arrende mai. E se sono io il tuo mostro troverò il modo di combattermi, e se non sono io combatterò contro il mondo intero per te, perchè sei un bambino, il mio bambino.

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Giorgio Polykratis
Maternità

 

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