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E’ come perdere parte di me, guardarti, e capire che come eri non sarai più e che anche quell’ultimo barlume di una parola sensata si è spento.

Si fa presto a dire che si è preparati, che è una cosa che ci si aspetta da una persona della tua età ma anche se non ricordavi che ero cresciuta sapevi che ero stata bambina con te, non sempre, non ogni giorno ma qualche volta si e tanto bastava ad essere paziente e ripeterti ogni giorno le stesse risposte alle stesse identiche domande.

Un giorno che facevi i capricci per farti la doccia e piagnucolavi ti ho spiegato che poi saresti stata bella e profumata e tanto è bastato per farti smettere; poi d’improvviso mi hai lasciata senza fiato quando hai detto: – vedi come cambiano le cose? Quando eri piccola ero io a lavare te e adesso sei tu che lavi me -. Dicono che a volte ci sono degli sprazzi di lucidità ma non me l’aspettavo e ho faticato a dirti che andava bene così, che è una ruota che gira… Non so se l’hai capito perchè poco dopo eri già tornata nel tuo mondo dove quel che contava era un fazzoletto da arrotolare sulle dita, un colpo di spazzola davanti allo specchio e la tua collana di perle ingiallite, che senza ti mancava qualcosa di fondamentale, un punto fermo intorno a cui ruotare, una certezza in quel mondo vago per me ma in cui probabilmente tu stavi anche bene.

E adesso sei li, sembri addormentata, con gli occhi mezzi chiusi,  con l’unica mano che puoi muovere che si tasta il viso o gratta nervosamente sul lenzuolo, con le gambe che si agitano e i piedi che si scoprono e si gelano se nessuno li ricopre.

Se ne è andato anche quel poco che era rimasto e anche se dicono che bisogna aspettare temo di non sbagliarmi dicendo che questa volta non è come le altre.

Non resta che attendere e capire cosa è rimasto di te, cosa è rimasto per gli altri perchè per me c’è ancora tutto; mi basta chiudere gli occhi e torno a sentire la tua mano che stringe troppo forte la mia per paura che io mi divincoli e che tu mi perda di vista, torno a sentire la tua voce che mi chiama per fare merenda, torno alle spensierate estati al mare, torno ai tuoi regali di Natale, torno a tutto quello che è stato e che ha contribuito a farmi quella che sono, nel bene ma anche nel male perchè le dimostrazioni di affetto non sono mai state una tua prerogativa e quel che provavi lo dimostravi più con il portafoglio che con un abbraccio.

– Ci vediamo domani – te lo dico ogni mattina quando passo a trovarti e te lo dico anche oggi,  anche se il posto non è lo stesso e preferirei che mi rispondessi come sempre, con una parola senza senso piuttosto che con quel mezzo sguardo vuoto.

Ci vediamo domani, nonna.

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