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Insomma, c’è questa casa che non riesco a togliermi dalla testa e adesso vi spiego perchè.

Da anni ci passo davanti ogni giorno e la vedevo deperire fra erbacce che si moltiplicavano e vetri rotti dalle intemperie o da qualche ragazzino. E’ una vecchia casa a due piani, dalla struttura tipica di queste parti: porta d’ingresso centrale, su cui probabilmente si affacciano le scale che salgono al secondo piano (non ho mai visto l’interno quindi posso solo immaginarmelo), un poggiolo con una vecchia ringhiera di ferro arrugginita e sul retro della casa i bagni “aggiunti” come li chiamo io, perchè in origine non esistevano e sono stati appunto aggiunti alla costruzione negli anni 60-70, uno sopra l’altro per averne uno per piano.

Questa casa sta in mezzo ad un terreno abbastanza grande ma anche abbastanza vicino alla strada, al supermercato, all’asilo, alla scuola, alla vita insomma, che le scorreva intorno ma non dentro. Non era diroccata, ma era abbandonata e mi rattristava questa cosa, ogni volta che la guardavo e rallentavo passandoci davanti, immaginandomela non ai bei tempi ma come avrebbe potuto diventare con qualche ritocco e molta buona volontà. Certo, io immaginazione ne ho ma pensavo che avrebbe fatto la stessa fine di molte vecchie case di campagna: demolita per far posto a qualche nuova struttura, bella si ma senza memoria, senza cuore. E mentre lo pensavo mi dicevo che i muri non hanno vita, sono di mattoni o di cemento eppure, eppure a me faceva male pensare che sarebbe stata distrutta.

Insomma, un giorno mi avvicino come sempre lentamente e noto qualcosa di strano: ci sono delle persone che la guardano, la osservano, ci girano intorno e parlottano. Non posso restare, non posso chiedere cosa succede (temo mi prenderebbero per matta magari se dicessi che mi importa della “vita” della casa) quindi me ne vado con questa novità e con mille pensieri in mente sul fatto che domani potrebbe non esserci più perchè son quasi certa che sia in procinto di essere demolita e mi dispiace da morire, sapessi almeno perchè. Non conosco chi ci abitava, non so da quando è “sola”, forse mi rattrista che sia vuota e non il destino dei suoi muri, chi lo sa.

Fatto sta che per alcuni giorni non accade nulla e poi una mattina… compare una squadra di operai che inizia a ripulire le erbacce e a togliere gli infissi. Magari lo fanno sempre prima delle demolizioni, penso e invece giorno dopo giorno piantano siepi intorno al terreno, salgono con la piattaforma a sistemare il tetto, c’è un gran via vai fra idraulici ed elettricisti, poi arrivano i nuovi infissi e l’altro ieri l’hanno ridipinta di un bel color mattone. Ed è una gioia passarci davanti adesso e vedere che ha ripreso vita, che non verrà sprecata, che non verrà eliminata ma che è stata salvata. Si, ecco, ho la sensazione che sia stata salvata, le è stato concesso di rinascere e spero porterà fortuna ai suoi nuovi inquilini, magari ci saranno anche dei bambini a giocare in quel giardino.

Giuro, mentre ci passo davanti mi si allarga sempre sulle labbra un sorriso e mi dico che sono una stupida ad essere così felice per una casa ma è proprio così che mi sento quando la guardo adesso, mi sento felice e mi piace sentirmi felice anche se è “solo” per una casa e non vedo l’ora di gustarmi il giorno in cui gli operai se ne andranno tutti e vedrò il fumo uscire da quel vecchio comignolo.

casa_gallo (1)

Giovanna Zabeo – Casale con gallo, olio su tela

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