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Pensavo (ogni tanto capita, quando ho tempo) ieri sera, mentre la pioggia veniva giù a secchiate, quanto la mia vita sia stata spesso “segnata” da un oggetto in particolare…

Me ne regalarono una alla prima comunione, nera, bellissima, elegante, una sciccheria e fu l’inizio di un mondo di parole che ancora oggi vanno e vengono ma che non spariscono mai del tutto. Di lei ho perso le tracce fisicamente ma la sua immagine so sempre trovarla nei ricordi e nelle emozioni.

Me ne regalarono una quando arrivarono i 18 anni, color argento, un nome altisonante, una “Ferrari” nella sua categoria con quel pennino luccicante che ripulivo costantemente.

Me ne prestarono una per fare i quiz dell’esame di teoria della patente; – Porta fortuna! – mi disse con quei suoi occhioni color cioccolata e mi aspettò fuori dall’aula: non sbagliai una risposta e la restituii con l’amore con la quale mi era stata affidata.

Poi passò un secolo e qualche anno fa ne arrivò un’altra, l’ultima per ora, di un bel viola delicato. La sua storia è legata a molte diverse sensazioni e non basterebbero mille pagine per dirle tutte; nessuno ha più molto tempo per leggere… e nemmeno voglia.

Insomma, ci pensavo e mi è parso singolare attraversare il tempo insieme alle mie penne e quando ne hanno regalata una al mio piccolo grande ometto, per la comunione, e l’ho visto felice come se gli avessero donato un giocattolo tanto desiderato mi sono sentita felice, in pace, mi sono rivista con tutti i miei sogni e le mie aspettative ma non ho fatto un bilancio, mi sono soltanto goduta il suo sorriso.

Tutto qui.

 

 

 

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