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… E poi ci si ferma per un caffè e s’incontra lei.

Ha gli occhi acquosi, lucidi ma non di gioia e nemmeno di noia. Ha lo sguardo spento, i capelli lunghi e sfibrati, credo sia sui cinquant’anni, forse è anche sporca, non faccio molto caso all’abbigliamento perchè il particolare che mi inchioda i pensieri è la sigaretta che sta per accendersi: è già fumata a metà…

Strano posto, aperto 24 ore su 24, è solo un bar accanto ad un distributore di benzina ma ci sono le slot, ecco perchè ci sono tanti clienti alle 8 del mattino di un giorno festivo…

E poi c’è lei che forse stava giocando fino ad un momento fa, lei che non sta vincendo nulla e sta perdendo tutto, anche se stessa.

La sigaretta è un colpo al cuore, per me; se non l’avessi vista avrei pensato solo ad una donna triste ma quel particolare ha acuito la sensazione di smarrimento che le si leggeva in faccia.

E’ uscita dalla saletta slot solo per fumare quella mezza preziosissima sigaretta avanzata, probabilmente l’ultima oppure anche quella già “scroccata”; non ho fatto caso al momento in cui compariva la “cicca” dunque non so se è uscita da un pacchetto o se ce l’avesse in tasca, probabilmente ero distratta dai bambini, ma ho fatto in tempo a vedere che era a metà e questo particolare ha tutto un mondo intorno…

Non guardava in faccia nessuno, non ha chiesto nulla da bere, si è solo seduta ai tavolini all’esterno per fumare, con quell’espressione a mezza via fra lo stordito e il disperato, un po’ da “fatta”, un po’ così, senza prospettive per quel giorno e probabilmente anche per i successivi, una “barbona” moderna, non saprei come altro descriverla, senza giudicarla, soltanto per volerla “spiegare”.

Non so se si è accorta di me ma io non riesco a non continuare ad accorgermi di lei.

Non so se la sto condannando ingiustamente ad una situazione che in realtà non esiste, non so se ci ho preso in pieno, in fondo non ha alcuna importanza.

E’ un momento che mi si è ficcato nella stanza dei pensieri di questo spazioso e vuoto cervello che mi ritrovo e che dopo giorni di “ti scrivo o non ti scrivo” era ora di affrontare.

Non cambia le cose averle messe “nero su bianco” ma condividere è un modo per licenziare le sensazioni che altrimenti continuano a vagare e a convogliare su di loro troppo attenzione che dovrei invece dedicare a cose molto più pratiche…

E’ che il suo viso è ancora davanti a me, se fossi un pittore potrei ritrarla ma so usare solo le parole.

Certi viaggi filano via lisci altri inciampano in momenti, in brevi scene, in spezzoni di chissà quale film.

E adesso vado a fare la casalinga, che è meglio!

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La tristezza

Lucia Ghirardi

Tecnica mista, Carta, 25x35cm, 2009

 

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