Tag

, , ,

Image

Le vedete in questo periodo quelle foglie solitarie appese ai rami? Si rifiutano di cadere come le altre, resistono chissà come al vento e al freddo, non so se sono moribonde o morte ma non si staccano, non cedono. L’albero fa di tutto per liberarsene perchè sono un peso, non servono a nulla ma loro niente, se ne fregano e resistono.

Mi è venuto in mente mentre guidavo (per la verità, la maggior parte dei post mi vengono in mente come dei flash mentre guido, frasi buttate li, sparpagliate sui sedili, che poi raccolgo quando mi fermo nel cortile di casa e corro a trascrivere prima che se ne tornino fra i meandri sconfinati della mia mente contorta), che quelle foglie ostinate somigliano alle cose che non vogliamo buttare, a tutte le cose che il nostro cervello da buon albero vorrebbe staccare ma che il cuore si ostina a tenere. Il cuore è un accumulatore compulsivo, non butta via nulla, nemmeno la più piccola stringa di emozione, nemmeno l’infinita parte di una frase, tanto che ad un certo punto il fondo non si vede più, non ricordi assolutamente cosa c’è sullo strato coperto dalle ultime cose infilate sopra e quel pavimento di sensazioni viene premuto giorno dopo giorno per fare spazio al  nuovo. E possiamo scrollarci quanto ci pare, non si staccano, sono appese al cuore tutte quelle cose e nascoste una sull’altra e non ce ne possiamo liberare.

E poi ci son persone, come le foglie, che noi vorremmo allontanare e ci ritroviamo sempre tra i piedi, che vorremmo evitare e che invece ci stanno addosso e non si staccano, non si arrendono. Dondolano nella nostra esistenza, sopravvissuti di un passato che non può e non deve tornare perchè il nuovo deve avere spazio per nascere e vivere.

Non so cosa voglia dire tutto questo, probabilmente non c’è alcun significato, è solo una somiglianza, una metafora, un paragone.

Boh.

Annunci