CANTASTORIE “DE’ NOANTRI”

Vorrei un chip sotto pelle, collegato al cervello, alla parte pensante che analizza, a quella che mi contestualizza nel mondo. Si, veramente. Così potrei, ad un ordine mentale, registrare tutti i pensieri che mi riempiono la testa mentre guido e canto oppure parlo da sola e mi racconto storie strampalate, o mentre sono in coda per entrare al supermercato, mentre guardo il ragazzo che aspetta qualche centesimo vicino ai carrelli, mentre la signora dietro di me spettegola con quella accanto proprio sul ragazzo dei carrelli e il sole picchia sulla testa e sulla mascherina. Ma torniamo al chip, lo vorrei davvero. Ci potrei forse scrivere tanti di quei libri da non dovermi più far pagare dai poteri occulti per postare fake (scusate ma questa “cosa di cui mi hanno accusata u FB era troppo bella per non usarla) perchè certe volte vengo letteralmente sopraffatta da frasi fantastiche, da parole che singolarmente dicono poco e niente ma che messe insieme si, oh si che sono stupende (almeno per me, che da ignorante leggo tanto per pareggiare il conto…)Il chip? Ah si, giusto. Come faccio, con i guanti e spingendo il carrello, a scrivere quello che vedo in quel momento? A volte ce la faccio a fissare le frasi nella memoria e a ripescarle dopo un paio d’ore ma l’età avanza… Peccato, un vero peccato. Non mi reputo una scrittrice, assolutamente no ma una che racconta i giorni, una cantastorie “de’ noantri”, che lo fa per sé più che per gli altri. Potrei produrre parecchio materiale quando sono nelle sale d’attesa degli studi medici, ad esempio, fonte di “bestiari” incredibilmente interessanti e variegati, oppure al reparto ortofrutta mentre scelgo le mele meno gialle nella cassetta, guardandole e studiandole senza toccarle se non dopo aver deciso di prenderle e la signora accanto a me palpeggia le pesche da dieci minuti e poi non ne prende nemmeno una… Ecco, il chip registrerebbe tutte queste situazioni che poi mi sfuggono di mente. E risolverebbe anche tanti miei difetti, magari modulerebbe il mio umore, magari, chissà, guarirebbe i miei mali… Fatto sta che un chip lo vorrei veramente, per ricordare i momenti più belli per sempre e magari cancellare quelli indifferenti, quelli che non servono a niente. Quelli tristi no, quelli li terrei comunque perchè son quelli che scavano dentro e ti fan capire chi sei, anche se non vuoi. Ok, il post è lungo ma se l’hai letto fino in fondo sei da mettere in rubrica, sotto la voce “folle quanto me” e anche senza il chip mi ricorderò di te.